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LinkedIn® per avvocati: come rendere il profilo riconoscibile nel rispetto della deontologia

Immagine del redattore: Manuela Addeo
Manuela Addeo
6 ore fa
Tempo di lettura: 8 min

Un profilo LinkedIn per un avvocato può essere completo, corretto e aggiornato.

Può indicare titolo professionale, studio, esperienze, aree di attività e competenze.

Eppure può lasciare ancora poco chiaro che tipo di professionista c’è dietro quel profilo, come lavora e per cosa dovrebbe essere ricordato.


È una situazione piuttosto frequente. Da una parte c’è il desiderio di rendere più riconoscibile la propria professionalità, dall'altra ci sono regole, responsabilità e limiti deontologici che rendono comprensibile una certa prudenza.

Il risultato, però, rischia di essere un profilo formalmente corretto ma talmente neutro da assomigliare a molti altri.


La domanda, quindi, non è: “Come posso promuovermi di più su LinkedIn?”

È piuttosto:“Come posso rendere più chiaro il mio valore professionale rispettando pienamente il ruolo che ricopro?”

Ed è da qui che, secondo me, dovrebbe partire il lavoro sul profilo.

Un profilo completo non è necessariamente un profilo riconoscibile

Prendiamo una headline molto semplice: Avvocato | Diritto civile | Consulenza legale

È corretta: dice subito cosa fai e in quali ambiti operi, ma quante persone potrebbero utilizzare una formula simile?

Il punto non è necessariamente aggiungere altre parole, ma capire quali informazioni permettono davvero a chi arriva sul profilo di comprendere meglio il professionista.



Per esempio:

  • quali questioni affronti più spesso

  • con quale tipo di clientela lavori

  • quale approccio utilizzi

  • quali temi presidii maggiormente

  • quali scelte professionali caratterizzano il tuo modo di lavorare

  • quale prospettiva porti nel tuo ambito.


Un profilo riconoscibile non ha bisogno di sembrare più creativo.

Ha bisogno di risultare più leggibile.


Cosa dovrebbe capire chi arriva sul profilo LinkedIn di un avvocato

Chi arriva sul tuo profilo può conoscerti già, oppure può aver trovato il tuo nome dopo una ricerca, un commento, un contenuto, una segnalazione o il passaparola di qualcuno.

In quel momento dispone soltanto di ciò che scegli di rendere visibile e alcune domande giungono quasi subito.

  1. Di cosa ti occupi

Il primo livello deve restare chiaro. Ambito professionale, materie trattate, eventuali specializzazioni e contesto in cui operi aiutano chi legge a capire se ciò di cui ti occupi può essere pertinente per la sua esigenza.

Il Codice Deontologico Forense consente all’avvocato di fornire informazioni sulla propria attività professionale, sull’organizzazione dello studio e sulle eventuali specializzazioni e titoli posseduti, purché le informazioni rispettino criteri di trasparenza, verità e correttezza. Codice Deontologico Forense

La chiarezza, quindi, non è il problema, ma come costruirla.

  1. Quali esigenze affronti

Qui la questione diventa più delicata: far emergere i problemi o le esigenze alle quali il professionista può rispondere aiuta chi legge a capire se quel profilo è rilevante.

Ma questo non significa trasformare la headline in una promessa.

Formule come:

“Ti faccio ottenere il risarcimento che meriti” oppure: “Risolvo i tuoi problemi legali”

spostano la comunicazione verso un terreno più promozionale e potenzialmente problematico.


Meglio descrivere ambiti, situazioni e contesti nei quali il professionista interviene, senza promettere esiti. Una formulazione come:

Avvocato giuslavorista | Assistenza ad aziende e professionisti nella gestione dei rapporti di lavoro dice molto più di “Avvocato”, senza trasformarsi in una promessa di risultato.

Le regole deontologiche richiedono infatti che le informazioni siano veritiere, corrette, trasparenti e non equivoche, ingannevoli, denigratorie, suggestive o comparative. Codice Deontologico Forense

  1. Come lavora

Due avvocati possono occuparsi della stessa materia e avere un modo molto diverso di affrontare il lavoro. Uno può avere un approccio prevalentemente contenzioso.

Un altro può lavorare molto sulla prevenzione. Uno può seguire soprattutto imprese strutturate. Un altro privati o professionisti. Uno può avere un forte orientamento alla consulenza continuativa.Un altro può intervenire soprattutto su questioni specifiche.

Sono informazioni che aiutano a capire come interpreti la professione, senza bisogno di trasformare il profilo in una presentazione commerciale. Il metodo può emergere attraverso:

  • il tipo di consulenza che dai

  • il modo in cui affronti determinate questioni

  • l’attenzione ad un approccio preventivo

  • il rapporto con il cliente;

  • l’organizzazione del lavoro

  • il tipo di contesto nel quale operi più spesso.

Questi elementi danno significato al titolo professionale.

  1. Cosa ti distingue dagli altri colleghi


Qui il linguaggio richiede particolare attenzione: distinguersi significa rendere leggibili le proprie caratteristiche professionali, non dichiararsi migliori degli altri.


La comunicazione dell’avvocato deve infatti rispettare i criteri previsti dal Codice Deontologico Forense ed evitare formulazioni comparative, equivoche, ingannevoli o suggestive.

Ciò lascia comunque spazio per far emergere gli elementi che caratterizzano concretamente il tuo percorso, per esempio:

  • un determinato ambito di attività;

  • una specializzazione;

  • un’esperienza professionale particolare;

  • un approccio interdisciplinare;

  • una conoscenza specifica di un settore;

  • un modo preciso di lavorare con aziende o professionisti;

  • un interesse costante verso determinati temi.


Il punto, quindi, non è affermare la differenza, ma permettere a chi legge di riconoscerla attraverso ciò che racconti.

La differenza non ha bisogno di essere proclamata. Può emergere da ciò che scegli di rendere visibile.


Per un avvocato, rendere il profilo più riconoscibile significa far emergere competenze, ambiti e metodo senza oltrepassare il perimetro deontologico. Chiarezza e autorevolezza possono convivere, purché la comunicazione resti informativa, corretta e coerente con il ruolo professionale.



Headline LinkedIn® per avvocati: il titolo professionale da solo non basta


La headline di un profilo LinkedIn, cioè la parte testuale subito sotto la foto profilo, è uno dei primi elementi che una persona legge. Una formula come:

Avvocato è corretta, ma dice ancora molto poco.


Una headline più strategica potrebbe iniziare a chiarire:

cosa fai + in quale ambito + per chi o in quale contesto

Per esempio:


Immagine generata con AI: differenza tra headline generica e strategica di profili LinkedIn avvocati
Immagine generata con AI: differenza tra headline generica e strategica di profili LinkedIn avvocati

Sono esempi volutamente descrittivi: la headline non deve promettere.

Deve orientare e, soprattutto, restare coerente con ciò che il resto del profilo conferma.


Come parlare dei problemi del cliente senza promettere risultati

Questo è, secondo me, uno dei punti più importanti. Nella comunicazione digitale si sente spesso dire che bisogna “partire dal problema del cliente”.


Il principio, in sé, è utile, ma nei contesti regolamentati va interpretato con attenzione.

Un avvocato può far capire quali questioni affronta, senza presentarsi come colui che garantisce una soluzione. C’è una grande differenza tra:

“Hai un problema con il tuo datore di lavoro? Ti faccio ottenere ciò che ti spetta.”

e:

“Assisto lavoratori e aziende nella gestione di controversie e questioni relative al rapporto di lavoro.”


La seconda formula aiuta il lettore a capire se il professionista opera in quell’ambito.

La prima aggiunge una promessa implicita: nel 2025 un Consiglio distrettuale di disciplina ha sanzionato una comunicazione promozionale che utilizzava formule fortemente attrattive legate a risarcimenti e specifici problemi del potenziale cliente, richiamando proprio i limiti degli artt. 17 e 35 del Codice Deontologico Forense. Codice Deontologico Forense

Per questo, quando lavoro sulla comunicazione di un professionista regolamentato, cerco di tenere insieme due esigenze: far capire la rilevanza del professionista senza trasformarla in una promessa.


È un tema che ho portato anche alla 4° edizione del DiParola Festival, nel workshop: “Dal legalese al linguaggio chiaro. Come progettare i testi dei siti web degli studi legali tra deontologia, accessibilità e autorevolezza”.


Anche lì il punto era lo stesso: rendere più comprensibile la comunicazione legale senza impoverirla e senza uscire dal perimetro professionale.


È lo stesso principio che applico su LinkedIn®: chiarezza, riconoscibilità e rispetto delle regole possono convivere.


La sezione informazioni: raccontare il professionista senza sembrare autoreferenziali

La sezione Informazioni di LinkedIn dà ampio spazio al professionista rispetto alla headline.

Ed è qui che molti profili diventano o troppo formali o troppo autoreferenziali.


Da una parte troviamo testi che sembrano estratti da un curriculum, dall’altra descrizioni piene di formule come:

“professionista altamente qualificato”, “massima competenza”, “eccellenza”, “approccio innovativo”.


Il problema non è soltanto stilistico: sono espressioni che dicono poco, proprio perché non mostrano nulla. Meglio raccontare:

  • di cosa ti occupi

  • con chi lavori

  • quali temi affronti più spesso

  • quale approccio caratterizza il tuo lavoro

  • quali esperienze hanno contribuito alla tua specializzazione

  • quali principi guidano il rapporto professionale.

In altre parole, meno aggettivi e più elementi concreti.


Contenuti LinkedIn® per avvocati: cosa può rafforzare il posizionamento


Il profilo, da solo, non basta, poi arrivano i contenuti dove il posizionamento può diventare progressivamente più leggibile. Un avvocato può utilizzare LinkedIn® per:

  • spiegare un cambiamento normativo

  • chiarire un tema complesso

  • commentare una decisione rilevante

  • spiegare il proprio punto di vista su una questione professionale

  • raccontare il metodo con cui affronta determinati problemi

  • approfondire temi ricorrenti nel proprio ambito

  • partecipare alla conversazione professionale attraverso commenti e contributi.


Il punto non è pubblicare tutto ciò che riguarda il diritto, quanto scegliere quali temi vuoi che siano progressivamente associati al tuo nome. È lì che i contenuti iniziano a contribuire alla riconoscibilità!


Deontologia e comunicazione: i vincoli entrano nella strategia

Uno dei rischi che vedo più spesso è trasformare: “Non possiamo dire tutto”

in: “Allora è meglio non dire niente.”


La prudenza è comprensibile, ma il Codice Deontologico Forense non vieta all’avvocato di comunicare la propria attività. Stabilisce invece condizioni e limiti precisi: correttezza, verità, trasparenza, riservatezza, rispetto della dignità professionale e divieto di informazioni comparative, ingannevoli o suggestive. Codice Deontologico Forense


Il limite, quindi, non elimina la strategia, la rende più consapevole.

I vincoli non spariscono. Entrano nella strategia.

Ed è proprio dentro quel perimetro che puoi lavorare su chiarezza, identità professionale e riconoscibilità. Ho approfondito questo punto anche parlando di personal branding per avvocati su LinkedIn®: il nodo non è scegliere tra visibilità e regole, ma progettare una presenza capace di rendere leggibile il valore professionale dentro quel perimetro


Come capire se il tuo profilo LinkedIn ti rappresenta davvero?


Prova a fare un esercizio. Apri il tuo profilo e, per qualche minuto, prova a guardarlo come farebbe una persona che ancora non ti conosce.

Poi chiediti:

  1. capisco subito in quali ambiti operi?

  2. Riesco a capire con quali tipi di esigenze o contesti lavori?

  3. Intuisco qualcosa del tuo metodo?

  4. Il profilo racconta il professionista che sei oggi?

  5. Le informazioni sono concrete o prevalgono formule generiche?

  6. I contenuti confermano ciò che racconti nel profilo?

  7. Dopo averlo letto, per cosa potrei ricordare il tuo nome?

  8. Quello che comunichi resta coerente con il ruolo e con i limiti della professione?


Se la risposta più chiara resta soltanto: “È un avvocato”, probabilmente c’è ancora spazio per lavorare sul posizionamento.


Domande frequenti su LinkedIn per avvocati

Un avvocato può fare personal branding su LinkedIn?

Sì, purché il lavoro di personal branding resti coerente con i limiti della professione.

Per me significa rendere più leggibili competenze, metodo, ambiti di attività e punto di vista, senza inventare un personaggio o adottare formule promozionali incompatibili con il ruolo.


Le informazioni sull’attività professionale sono consentite anche attraverso mezzi informatici, nel rispetto dei principi previsti dal Codice Deontologico Forense. Codice Deontologico Forense


Cosa scrivere nella headline LinkedIn di un avvocato?

Partirei da tre elementi: ruolo professionale + ambito + contesto o destinatari del lavoro.

La headline deve orientare chi legge, non promettere risultati.


Un avvocato può parlare dei problemi dei clienti?

Può far emergere i tipi di questioni e le esigenze che affronta, mantenendo un linguaggio informativo e rispettando i limiti deontologici. La differenza sta soprattutto nel modo in cui formula il messaggio: descrivere un ambito o un problema è diverso dal prometterne la soluzione.


Quali contenuti può pubblicare un avvocato su LinkedIn?

Può utilizzare LinkedIn per informare, approfondire, spiegare e offrire il proprio punto di vista professionale, mantenendo attenzione a correttezza, verità, riservatezza e dignità della professione. Il Codice vieta, tra l’altro, di indicare nelle informazioni al pubblico i nominativi dei clienti o delle parti assistite, anche con il loro consenso. Codice Deontologico Forense


Rendere riconoscibile il professionista senza snaturarne il ruolo

Un profilo LinkedIn per un avvocato non dovrebbe limitarsi a dimostrare che il professionista possiede i requisiti per esercitare la professione. Dovrebbe permettere a chi arriva di capire meglio: di cosa si occupa, come lavora, quali temi presidia e quale tipo di professionista può aspettarsi di incontrare.


Senza promesse, artifici o senza trasformare la comunicazione professionale in una comunicazione commerciale aggressiva.


Avvocato, se guardando oggi il tuo profilo LinkedIn riconosci bene il tuo titolo professionale, ma molto meno il modo in cui eserciti quella professione, probabilmente è proprio da questa distanza che vale la pena partire.


Il personal branding non serve a costruire un personaggio, ma a rendere più leggibile il professionista che esiste già.

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